Anziani e Tiroide

Entro il 2020 un italiano su 3 avrà più di 65 anni.
L’allungamento della vita media ha cambiato l’atteggiamento del medico nel trattamento delle patologie tiroidee nel paziente sopra i 65 anni, in passato spesso limitato alla semplice osservazione.
Alla luce delle considerazioni di come la condizione psico-fisica può essere peggiorata dalle patologie tiroidee, il paziente anziano, spesso affetto da patologie associate a tale fascia d’età (come ad esempio ipertensione, diabete, insufficienza respiratoria ed altro ancora) presenta un equilibrio più precario e quindi minori capacità di compenso.
Cosicché, con il proposito di migliorare, per quanto possibile, la qualità di vita del paziente anziano, la cura delle disfunzioni tiroidee, così come delle patologie nodulari, non si pone più alcun limite d’età.

Anche la gestione delle patologie tiroidee di interesse chirurgico è fortemente gravata dalle malattie tipiche di questa fascia d’età, (sopra menzionate) che aumentano il rischio anestesiologico, nonchè il tasso di complicanze post operatorie nel paziente anziano.

Così se per l’ipertiroidismo, l’ipotiroidismo e le patologie nodulari benigne (sempre che non presentino sintomatologie compressive quali difficoltà respiratorie, alla deglutizione o sui vasi del collo e del torace) il controllo farmacologico non presenta ormai nessun limite d’età, per quanto riguarda quelle maligne la strada da dover intraprendere è necessariamente chirurgica.

Da non sottovalutare è infatti il rischio di un carcinoma anaplastico della tiroide; esso rappresenta il tumore più aggressivo del corpo umano, ed interessa appunto solo i pazienti anziani.
Il paziente affetto da questo particolare tipo di tumore ha una sopravvivenza massima di un anno dopo la diagnosi, e tutti i trattamenti chirurgici, chemioterapici o radioterapici non modificano in alcun modo il decorso infausto della malattia.

Fortunatamente negli ultimi 20 anni l’incidenza di tale malattia è gradualmente diminuita, registrando una riduzione dal 4% al 0.5%, perché questo tumore viene spesso operato quando si trova ancora nella fase meno aggressiva ovvero quando è ancora un tumore “differenziato”.

Quando l’indicazione chirurgica è posta come unica soluzione di una affezione tiroidea, molti studi dimostrato come l’intervento migliori la qualità di vita del paziente in termini di respirazione, deglutizione, memoria, concentrazione e vitalità.